I Tini
 
 
1.[La Materia Prima] - 2.[Le Pile] - 3.[I Tini] - 4.[La Pressa]

 

L’antica lavorazione della carta fatta a mano - [dagli stracci al foglio di carta]

Il foglio di carta in passato si otteneva tramite un complicato e affascinante processo che prevedeva la lavorazione di stracci e panni di cotone. Questi, di prevalenza bianchi oppure artificialmente sbiancati, venivano posti al macero. Da qui venivano presi e buttati in pile di pietra serena - che presero il posto del mortaio a mano degli arabi - dove una serie di pestelli, alla cui testa erano fissati dei denti di bronzo, azionati da una ruota idraulica, li battevano fino a sfilacciarli sfibrandoli. Questa fine poltiglia acquosa o pasta da carta, detta anche “pesto”, veniva poi prelevata con un mestolone e gettata in tini di pietra serena dove veniva continuamente tenuta in sospensione affinché le fibre non si depositassero sul fondo e l’impasto conservasse densità omogenea. A questo punto entravano in azione due operai: il “lavorente” ed il “ponitore”.
Il lavorente immergeva nel pesto la “forma”, un arnese di forma quadrangolare costruito con piccole assi di legno a cui era fissata una rete, coperto da un altro riquadro ligneo detto “cascio”; estraeva la forma dal pesto e con abili mosse teneva in equilibrio l’impasto sulla forma facendovelo distendere uniformemente.
Poi passava la forma al ponitore, sito di fronte a lui il quale, tolto il cascio, ribaltava l’impasto in parte già solido su un panno di feltro, poggiato su una particolare struttura chiamata “dorso a sella d’asino”, così detto per la sua caratteristica inclinazione convessa. I fogli umidi di carta venivano alternati ai panni di feltro fino a costituire una “pila” o “posta” che, raggiunta una certa mole, veniva posta sul piano base di una pressa in legno (torchio di pressatura). La vite veniva manovrata manualmente esercitando una forte pressione (strizzatura) che serviva a far uscire acqua dai fogli e a dargli maggiore compattezza.
A questo punto la pila veniva portata all’ultimo piano della cartiera: qui i fogli venivano separati dal feltro e, tramite uno strumento di legno a forma di “T” chiamato “aspetto”, venivano stesi sullo spanditoio, una sorta di grande stendino .
Qui i fogli si asciugavano grazie alla corrente creata dal grande numero di finestre dalla particolare forma stretta e lunga che si aprono all’ultimo piano delle cartiere. Così asciutti i fogli erano pronti per i successivi processi di finitura.

 
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