Un
semplice attrezzo di legno di cipresso su
cui viene intrecciata una rete di rame, rendendolo
così simile ad uno staccio, allo scopo
di trattenere le fibre in sospensione lasciando
colare l’acqua. Una cassetta quadrangolare
, lunga e larga quanto il foglio che si vuol
fabbricare.
L'invenzione della filigrana
è ancora avvolta nel mistero. Essa
appare per la prima volta a Fabriano alla
fine del secolo XIII. Ma cos'è la filigrana?
E' una impronta lasciata da un disegno, realizzato
in filo di rame e posto in rilievo sulla tela,
nello strato di pasta: un disegno visibile
solo per trasparenza e da qui il nome di "chiaro",
una tecnica in uso dal XIII fino al XVIII
secolo. Nel 1787 comparve la filigrana con
effetto "scuro" ottenuta creando
una cavità sulla piano della tela per
mezzo di un punzone: in questa concavità
si andava a depositare un maggior quantitativo
di pasta e ciò aumentava lo spessore;
osservando poi il foglio controluce si otteneva
l'effetto di "scuro". Il punzone
si eseguiva su tavolette di legno duro (noce,
ciliegio, bosso) e successivamente vi si depositava
sopra la tela di bronzo. Si procedeva quindi
con grande perizia ad una "battitutra"
tramite un apposito martello con interposto
un cuscinetto di feltro: in tal modo l'immagine
del punzone passava sulla tela.
Dall'inizio del '900
la tecnica della preparazione del punzone
utilizza il processo olettrochimico di galvanoplastica
che possiamo così sintetizzare.
- Riproduzione su tavoletta
di cera del disegno odella scritta desiderata
- Spennellare la cera con
della grafite per renderla elettroconduttrice
- Immersione nel bagno galvanico
ottenendo così sulla cera uno strato
di rame (2 mm.) detto punzone
- Separazione del punzone
dalla tavoletta di cera
- Ripetere l'operazione
per ottenere il contropunzone
- Irrobustire il punzone
ed il contropunzone con uno strato di stagno
- Inserire infine una tela
metallica in bronzo tra punzone e contropunzone
i quali battuti e pressati formeranno l'immagine
da ripordurre sul foglio di carta.