La Storia della Carta
 
 

La carta è nata in Cina, agli inizi della nostra era, e ha impiegato quindici secoli a diffondersi in tutto il mondo civilizzato. Il disegno delle varie filigrane ci permette di conoscere le peregrinazioni e le origini di un dato tipo di carta.La vicinanza di un centro abitato, l'esistenza delle materie prime e la presenza dell'acqua favorirono l'installazione delle cartiere in determinate località. Queste tre condizioni si trovarono riunite in Cina fin dal I secolo d.C., mentre in Europa una simile favorevole congiuntura si presenterà soltanto per gradi, dal XII al XVI secolo.
Nel 751, durante una spedizione militare verso le frontiere della Cina, il governatore generale del Califfato di Bagdad catturò a Samarcanda due fabbricanti di carta cinesi; valendosi del loro aiuto, impiantò una cartiera in quella città, località propizia perché v'erano acqua, canali di irrigazione e campi di lino e di canapa. Nacquero così le manifatture di Samarcanda. Si trattava di una carta fatta di stracci, già perfezionata in confronto a quella cinese. Gli Arabi perfezionarono la fabbricazione della carta non solo riguardo la composizione del materiale, ma soprattutto grazie alla loro conoscenza delle tecniche idrauliche.

La Spagna, che subì l'invasione degli arabi fin dal 711, fu la prima grande regione europea dove si utilizzassero le nuove tecniche di cui poco dopo tutta l’Europa avrebbe beneficiato.

Molti documenti attestano che, già nel XIII secolo, in Italia si consumavano grandi quantità di carta. La carta, di provenienza sia araba che spagnola, faceva parte dei commerci che i Genovesi e i Veneziani intrattenevano con Barcellona e Valenza.
L'Italia ebbe le sue prime cartiere ad Amalfi nel 1220 e a Fabriano nel 1276. Di qui la produzione si diffuse a Bologna, Padova, Genova, poi in Toscana, in Piemonte, nel Veneto e nella Valle del Toscolano (Brescia). Fabriano mantenne tuttavia a lungo la supremazia grazie soprattutto ad alcuni perfezionamenti tecnici.

I cartai italiani furono i primi a servirsi di filigrane per contrassegnare la propria carta, usanza assolutamente sconosciuta ai Cinesi e agli Arabi.
Per 200 anni almeno l'Italia dominò il mercato della carta, sostituendosi nell'approvvigionamento dell' Europa alla Spagna ed a Damasco.
Nel XIV secolo la carta italiana s'era conquistata una supremazia incontestabile sui mercati di Francia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Moscovia e nell'intero bacino del Mediterraneo.

Appunti

L’invenzione della carta ottenuta dalla macerazione di stracci o di materiali vegetali che secondo fonti storiografiche risale a Ts’ai Lun dal 105 d.C. costituisce il nuovo mezzo preferito dall’uomo per comunicare con il mondo che lo circonda.
La via della carta: la diffusione parte dalla Cina nell’anno 105 d.c. e giunge nel mondo Arabo nel VII secolo e precisamente a Samarcanda nell’anno 751 ed a Bagdad nel 793. A Samarcanda la carta realizzata con gli stracci per la segretezza di cui era circondata la fabbricazione l’invenzione restò a lungo concentrata a Samarcanda. Nel X secolo attraverso Bagdad, la carta raggiunse la Siria e l’Egitto e da qui si diffuse in Tunisia a Fez nel XII secolo.

Nel 1220 da Fez, dove erano in funzione 400 cartiere, la carta raggiunse Palermo e contemporaneamente penetrò in Spagna dove nel 1151 a Sativa sorse la prima cartiera d’Europa.

Gli Arabi perfezionarono la fabbricazione della carta, inventarono la ruota dentata ed utilizzarono la forza idraulica per la movimentazione dei macchinari. In Italia sorsero le prime cartiere a Palermo dal XII secolo, ad Amalfi nel 1220 ed a Fabriano nel 1276. I maestri fabrianesi realizzarono una serie di scoperte come ad esempio l’invenzione della filigrana, quella della pila a magli per la preparazione della pasta dagli stracci e l’impiego della gelatina animale per rendere la carta resistente all’inchiostro.

Dalla Spagna l’invenzione della carta giunse a Genova nel 1235 e da qui a Villa Basilica ed a Pescia nel XIII secolo con le cartiere Turini e poi con la cartiera “Le Carte” i cui primi documenti l’attestano esistere fin dal 1481.

 

Le origini della Carta a Pescia:


Alcuni affermano “che un certo abate di Fucecchio mostrava ad un pistoiese, il 12 gennaio 1224, un documento di carta di bambacia e si può sospettare che questa carta fosse stata fabbricata in una vecchia gualchiera pesciatina”.

Se dovessimo raccontare il ciclo produttivo di una cartiera d’altri tempi, dovremmo iniziare proprio dalla raccolta e selezione degli stracci, di lana, di cotone, cotonina o di seta provenienti dall’intera regione. Gli stracci selezionati erano di ogni tipo, dalle forme più strane a quelle più convenzionali, di foggia umile o nobile, dalle giubbe di qualche aristocratico decaduto, alle camice al busto con le stecche di balena. Le balle colme di stracci arrivavano in fabbrica.

 

L’antica lavorazione della carta fatta a mano - [dagli stracci al foglio di carta]

Il foglio di carta in passato si otteneva tramite un complicato e affascinante processo che prevedeva la lavorazione di stracci e panni di cotone. Questi, di prevalenza bianchi oppure artificialmente sbiancati, venivano posti al macero. Da qui venivano presi e buttati in pile di pietra serena - che presero il posto del mortaio a mano degli arabi - dove una serie di pestelli, alla cui testa erano fissati dei denti di bronzo, azionati da una ruota idraulica, li battevano fino a sfilacciarli sfibrandoli. Questa fine poltiglia acquosa o pasta da carta, detta anche “pesto”, veniva poi prelevata con un mestolone e gettata in tini di pietra serena dove veniva continuamente tenuta in sospensione affinché le fibre non si depositassero sul fondo e l’impasto conservasse densità omogenea. A questo punto entravano in azione due operai: il “lavorente” ed il “ponitore”.
Il lavorente immergeva nel pesto la “forma”, un arnese di forma quadrangolare costruito con piccole assi di legno a cui era fissata una rete, coperto da un altro riquadro ligneo detto “cascio”; estraeva la forma dal pesto e con abili mosse teneva in equilibrio l’impasto sulla forma facendovelo distendere uniformemente.
Poi passava la forma al ponitore, sito di fronte a lui il quale, tolto il cascio, ribaltava l’impasto in parte già solido su un panno di feltro, poggiato su una particolare struttura chiamata “dorso a sella d’asino”, così detto per la sua caratteristica inclinazione convessa.I fogli umidi di carta venivano alternati ai panni di feltro fino a costituire una “pila” o “posta” che, raggiunta una certa mole, veniva posta sul piano base di una pressa in legno (torchio di pressatura). La vite veniva manovrata manualmente esercitando una forte pressione (strizzatura) che serviva a far uscire acqua dai fogli e a dargli maggiore compattezza.
A questo punto la pila veniva portata all’ultimo piano della cartiera: qui i fogli venivano separati dal feltro e, tramite uno strumento di legno a forma di “T” chiamato “aspetto”, venivano stesi sullo spanditoio, una sorta di grande stendino .
Qui i fogli si asciugavano grazie alla corrente creata dal grande numero di finestre dalla particolare forma stretta e lunga che si aprivano all’ultimo piano delle cartiere. Così asciutti i fogli erano pronti per i successivi processi di finitura.

 
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